Responsabilità medica
Sepsi e infezioni contratte in ospedale: quando c’è responsabilità
Un’infezione contratta durante un ricovero o dopo un intervento, oppure una sepsi non riconosciuta in tempo, può causare danni gravi o la morte. Non ogni infezione è un errore: la struttura risponde se non ha adottato le misure di prevenzione dovute o se l’infezione non è stata diagnosticata e curata tempestivamente. Lo si verifica sulla documentazione, con un medico legale e, quando serve, un infettivologo.
A cura dell’Avv. Massimo Calzavara · Aggiornato al 29 ottobre 2026 · Chi siamo →
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In breve
- Le situazioni più frequenti sono due: un’infezione contratta in ospedale (ad esempio nel sito chirurgico o da catetere) e una sepsi riconosciuta tardi, in pronto soccorso, in reparto o dopo le dimissioni.
- La struttura risponde a titolo contrattuale secondo la legge 24/2017; il singolo operatore, di regola, a titolo extracontrattuale.
- Secondo la Cassazione, il paziente deve provare il collegamento tra ricovero e infezione; la struttura deve dimostrare di aver adottato e applicato i protocolli di prevenzione.
- La documentazione va chiesta subito: la struttura deve consegnarla entro 7 giorni, con eventuali integrazioni entro 30.
Due situazioni diverse
Infezione contratta in ospedale
Si parla di infezione correlata all’assistenza quando compare durante il ricovero o dopo le dimissioni ed è collegata alle cure ricevute: un intervento, un catetere, una ferita, la degenza in reparto. Per valutarla contano il tempo trascorso tra ricovero o dimissione e comparsa dell’infezione, la sede dell’infezione e le condizioni del paziente.
Sepsi non riconosciuta in tempo
La sepsi è una reazione grave dell’organismo a un’infezione, che può evolvere rapidamente. Qui il problema non è tanto l’origine dell’infezione quanto il ritardo: segni non valutati, esami non richiesti o letti in ritardo, terapia antibiotica avviata tardi, dimissioni affrettate, mancato trasferimento in terapia intensiva. Si valuta se, con una diagnosi e una cura tempestive, il danno si sarebbe evitato o ridotto.
Chi deve provare cosa
La legge 24/2017 stabilisce che la struttura sanitaria, pubblica o privata, risponde a titolo contrattuale delle condotte del personale (artt. 1218 e 1228 c.c.), mentre l’operatore risponde di regola a titolo extracontrattuale (art. 2043 c.c.). Gli operatori devono attenersi alle raccomandazioni delle linee guida e, in mancanza, alle buone pratiche clinico-assistenziali (art. 5).
Per le infezioni ospedaliere la Cassazione (sentenze n. 5808 e n. 6386 del 2023) ha precisato che:
- il paziente deve dimostrare, secondo il criterio del «più probabile che non», il collegamento tra il ricovero e l’infezione o il peggioramento;
- la struttura, per non rispondere, deve dimostrare di aver adottato tutte le cautele previste per prevenire le infezioni e di averle applicate nel caso concreto: protocolli di sterilizzazione, disinfezione e sanificazione, sorveglianza microbiologica, rapporto tra personale e pazienti, controllo degli accessi, e così via.
I familiari che agiscono per un danno proprio, invece, devono provare colpa, danno e nesso causale secondo le regole della responsabilità extracontrattuale.
Termini
- Diritti del paziente verso la struttura, che in caso di decesso passano agli eredi: prescrizione di 10 anni.
- Danno proprio dei familiari: 5 anni; se il fatto costituisce reato soggetto a una prescrizione più lunga, si applica quest’ultima (art. 2947, comma 3, c.c.).
- Profili penali: per le lesioni colpose la querela va presentata di regola entro 3 mesi da quando si ha conoscenza del fatto; in caso di decesso si procede d’ufficio.
Documenti utili
- cartella clinica completa, compresi diario clinico e infermieristico, schede di terapia e parametri vitali;
- referti degli esami del sangue e degli esami colturali (emocolture, antibiogrammi);
- verbale di pronto soccorso e lettere di dimissione;
- documentazione dell’intervento e delle medicazioni, se l’infezione è collegata a un’operazione.
Se non sapete come chiederli, vi aiutiamo a preparare la richiesta alla direzione sanitaria.
Il percorso
- Raccolta della documentazione e primo colloquio.
- Parere del medico legale, affiancato da un infettivologo quando serve. Prima di incaricarlo vi comunichiamo per iscritto il costo; se il parere conclude che non ci sono basi, ve lo diciamo e vi fermate lì.
- Richiesta di risarcimento alla struttura e alla sua assicurazione.
- Consulenza tecnica preventiva (art. 696-bis c.p.c.) o mediazione, richieste dalla legge 24/2017 prima del giudizio.
- Giudizio civile, se non si raggiunge un accordo, ed eventuale procedimento penale.
Domande frequenti
Ogni infezione presa in ospedale dà diritto al risarcimento?
No. Alcune infezioni si verificano anche quando tutte le misure di prevenzione sono state rispettate. La struttura risponde se non dimostra di aver adottato e applicato i protocolli dovuti, oppure se l’infezione non è stata diagnosticata e curata in tempo.
L’infezione è comparsa dopo le dimissioni: può essere collegata al ricovero?
Sì, può esserlo. Il tempo trascorso dalle dimissioni è uno dei criteri che il medico legale valuta, insieme alla sede dell’infezione e alle condizioni del paziente.
Mio padre è morto di sepsi dopo essere stato dimesso dal pronto soccorso: cosa si valuta?
Si valuta se, alla luce dei sintomi e degli esami disponibili, la sepsi andava sospettata e trattata prima, e se cure tempestive avrebbero evitato il decesso o dato concrete possibilità di sopravvivenza. Anche la perdita di una possibilità seria e concreta di guarigione o sopravvivenza può essere risarcita.
Il paziente era anziano e già malato: ha senso agire?
Le malattie preesistenti non escludono la responsabilità: incidono sulla valutazione del nesso causale e sulla misura del risarcimento. È il medico legale a valutarlo sulla documentazione.
Quanto costa una prima valutazione?
Nel primo colloquio vi indichiamo per iscritto i costi delle fasi successive, prima di qualsiasi incarico. Il parere del medico legale ha un costo che vi comunichiamo prima per iscritto, e decidete voi se procedere. Leggete come funziona il compenso.
Alcuni termini e accertamenti sono brevi. Per una valutazione potete contattarci anche a distanza di giorni o settimane.